Gran Gala del Carnevale a Verona

Sabato 1 marzo, Verona ospiterà la prima edizione del Gran Gala del Carnevale, un evento esclusivo e benefico che unisce mondanità e solidarietà.

Riservato ad appassionati del carnevale, sponsor e maschere storiche, l’evento in maschera, sarà finalizzato a raccogliere fondi destinati a un’associazione che aiuta bambini e madri vittime di violenza familiare. Organizzato pro-bono da To Share The Italian Good Living, finanziato interamente dagli sponsor è patrocinato e fortemente voluto da Valerio Corradi Presidente del Comitato Bacanal del Gnoco.

DIDACTA ITALIA 2025 cresce ..

   DIDACTA ITALIA 2025: cresce l’Area Musica e Suono

    e diventa “Spazio delle Arti”

 

Firenze,21 febbraio 2025. Fra le tante novità di DIDACTA ITALIA 2025, alla Fortezza da Basso dal 12 al 14 marzo, in evidenza lo Spazio delle Arti progettato per accogliere tutti i professionisti della formazione interessati ad approfondire le tematiche legate alle arti performative, sempre più utilizzate in chiave interdisciplinare nelle scuole di ogni ordine e grado.

Lo Spazio delle Arti troverà la sua collocazione nel suggestivo Teatrino Lorenese, un luogo ideale per accogliere laboratori e incontri su queste tematiche. L’allestimento è realizzato in collaborazione con Musicedu (la testata digitale leader nel mondo della formazione e dell’innovazione musicale) che quest’anno ha voluto coinvolgere il Comitato Nazionale per l’Apprendimento Pratico della Musica (CNAPM) del Ministero dell’Istruzione e del Merito per approntare il ricco programma di incontri Arti Per-formare, che vedrà la partecipazione di relatori di primo piano sui temi più innovativi della formazione, con un focus particolare sulla musica, elemento centrale delle performing arts.

Si parlerà di neuroscienze, intelligenza artificiale e creatività, ma anche di educazione all’ascolto, tra jazz e “altre” musiche, e di musica contemporanea ed elettronica nella scuola secondaria, di CLIL e musica. Si tratterà di networking tra realtà AFAM e progetti formativi su musica per il cinema, e sul teatro musicale, dal musical all’opera lirica. E poi di musicoterapia, di inclusione e DSA, fino alle esperienze delle orchestre sociali, con qualche curiosa incursione in ambiti formativi inaspettati come quello rivolto ai musicisti richiesti dalle crociere. Sarà inoltre presentato in anteprima il neonato Comitato musica e cultura che intende rimettere al centro dell’attenzione della politica e della società italiana la valenza culturale specifica della musica In programma anche incontri/guida su quali strumenti scegliere per i propri progetti formativi, dagli strumenti musicali per iniziare a suonare a quelli per allestire con facilità un piccolo palco per le esibizioni a scuola. Sul palco dello Spazio delle Arti non potrà mancare infine un momento di confronto sulla musica e le arti nella scuola primaria.

All’interno dello “Spazio delle Arti” saranno allestiti anche spazi espositivi dedicati alle realtà che forniscono strumenti, servizi e prodotti editoriali selezionati per la formazione nell’ambito delle performing arts, creando un punto di incontro tra educatori, istituzioni, aziende del settore, il mondo dell’Associazionismo e le Fondazioni.

Lo Spazio delle Arti è un luogo di incontro e confronto, un luogo aperto, collaborativo, dove la musica e le arti a scuola e nella società possano risuonare e armonicamente unire, legare realtà di bellezza e di partecipazione” il commento di Annalisa Spadolini, didatta, ricercatrice, Presidente CNAPM – MIM)

Per la prima volta, Didacta accoglie all’interno di un unico spazio i laboratori artistici del programma scientifico a cura di INDIRE e il programma di incontri Arti Per-formare a cura di MusicEdu e CNAPM-MIM, che affronta le tematiche più attuali e i progetti di formazione più innovativi che coinvolgono le arti performative – ha aggiunto Piero Chianura, giornalista e publisher MusicEdu.  “Laboratori pratici e riflessioni condivise sulle qualità dei percorsi di apprendimento sono le due facce di una sola medaglia.

 

ASPETTANDO CANTARINI 

ASPETTANDO CANTARINI 

Galleria Nazionale delle Marche
formazione e ruolo di Cantarini

nella pittura dei Seicento

 

 

Urbino, 20.02.2025

Dopo il grande successo ottenuto nel 2024 con la mostra dedicata a Federico Barocci, la Galleria Nazionale delle Marche prosegue nella celebrazione degli artisti marchigiani.

Dal dal 22 maggio al 12 ottobre 2025 gli spazi di Palazzo Ducale di Urbino ospiteranno la monografica Simone Cantarini (1612 – 1648) detto il Pesarese. Curata da Luigi Gallo (Direttore della Galleria Nazionale delle Marche), Anna Maria Ambrosini Massari (Docente di Storia dell’Arte moderna all’Università di Urbino) e Yuri Primarosa (Funzionario Storico dell’Arte), e organizzata in collaborazione con le Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma, attraverso una selezione di 54 dipinti l’esposizione, la mostra testimonierà l’estro pienamente moderno del giovane pittore.

Prima esposizione del suo genere a Urbino, città che il giovane Cantarini probabilmente frequentò, l’iniziativa è anche l’occasione per celebrare l’ingresso, nelle collezioni di Palazzo Ducale, delle opere del Pesarese che, dopo il deposito della collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e  le due grandi pale arrivate dalla Pinacoteca di Brera con il progetto 100 opere tornano a casa, presto si arricchirà di un ulteriore nucleo di opere in deposito comprendente anche cinque dipinti del Cantarini.


Cenni biografici del Pesarese

Qual è l’importanza del pittore Pesarese? «Fu il Cantarini di statura ordinaria, ben formato di membra, d’aspetto alquanto fiero, di colore olivastro, d’occhio vivace…». Così lo descrisse nel 1678 il suo biografo, il bolognese Carlo Cesare Malvasia.

Simone era nato a Pesaro nel 1612, anno in cui moriva Federico Barocci; battezzato nella parrocchia di San Cassiano, fu educato in un momento di mutamenti, di transizione, di stimoli contrastanti, finendo con lo scegliere una strada tutta sua, oltre gli schemi, un po’ come aveva fatto proprio Barocci.

Cantarini fu classico e naturale allo stesso tempo, seppe elaborare la lezione baroccesca, quella cromatica veneta con le eleganze di Guido Reni e la verità caravaggesca. Fu un pittore inquieto e geniale, sublime disegnatore, raffinato acquafortista con guizzi di poeta, sempre all’insegna di una incontenibile, irruente, irrequieta passione, che lo portò ad amare e odiare all’estremo.

Sulle ceneri del Ducato di Urbino stava sorgendo infatti un mondo nuovo, con il passaggio alla chiesa del 1631 e il papato di Maffeo Vincenzo Barberini (Urbano VIII), tra i primi committenti dell’artista, si profilavano nuovi modelli, nuove mete, ma l’eredità della tradizione che da Barocci risaliva a Raffaello e alla grande stagione del Rinascimento urbinate restava fortissima, ineludibile per un giovane pittore come Simone Cantarini.


La formazione

Malvasia aveva sentito dalla viva voce dell’Artista, durante una visita a Pesaro, quanta ammirazione per Barocci, per la sua Beata Michelina, all’epoca nella chiesa di San Francesco a Pesaro (oggi alla Pinacoteca Vaticana), ci fosse alla base della sua vocazione artistica.

Lasciò invece pochissima traccia su di lui un primissimo periodo di “apprendistato” presso l’intenso manierista pesarese Giovan Giacomo Pandolfi, elegante disegnatore, mentre ebbe un ruolo importante il rapporto con il veronese Claudio Ridolfi, diventato l’artista di riferimento del ducato dopo la morte di Barocci.

Anche Ridolfi fu segnato dalla dolcezza del sedimento baroccesco, ma al tempo stesso fu portatore di novità “lagunari” che, soprattutto dopo un viaggio a Venezia attorno al 1628, contribuirono alla crescita di Cantarini, specialmente per la ricchezza dell’impasto cromatico e soprattutto nei ritratti.

In parallelo però, Cantarini scoprì a Fano i capolavori di Guido Reni: fu amatissima la sua Annunciazione, in quell’enclave di pittura bolognese che divenne il tempio di San Pietro in Valle. Qui e nei dintorni nello stesso periodo fu attratto da alcuni potenti caravaggeschi: Francesco Guerrieri in primo luogo, ma anche Carlo Bononi, Mattia Preti, Orazio Gentileschi, Alessandro Turchi.


Cantarini e Reni

La vena naturalista nutrì da subito la fantasia di Simone Cantarini, in parallelo al classicismo di Guido Reni, che rappresentava tra gli anni Venti e Trenta del Seicento la via maestra in questa area e ben oltre; e non sorprende che “il Pesarese” si spingesse a Bologna già in apertura del quarto decennio, anche se – secondo le fonti – bisogna datare il vero e proprio trasferimento nella scuola di Guido Reni qualche tempo dopo, sull’onda dell’impressione enorme ricevuta dalla visione della Pala Olivieri (oggi Pinacoteca Vaticana) che il maestro bolognese aveva appena inviato al Duomo di Pesaro.

Sono poche le date che aiutano a fissare tappe, relazioni, incontri e opere di Cantarini, ma certamente nel 1637 era già da qualche tempo in quella scuola quando, dopo una correzione di Reni a un suo dipinto che lui stesso gli aveva fatto affidare per il Forte Urbano dei Barberini a Castelfranco Emilia, reagì rabbiosamente e, girato il quadro verso il muro, se ne andò voltando per sempre le spalle a Guido.

 

Il ruolo di Cantarini nella pittura del XVII secolo

Superbo, altero, ma anche coraggioso e libero, quasi a rischio della carriera, in quella fase non ebbe pochi ostacoli e solo oggi ne vede pienamente riconosciuta la grandezza. Nel 1639 lo ritroviamo al matrimonio della sorella a Pesaro, dove peraltro gli studi hanno dimostrato che si recava spesso e dove aveva una solida base di lavoro.

Le fonti e le acquisizioni dello stile, dopo questa tappa individuano un soggiorno a Roma ricco di conseguenze, se pur privo di documenti per stabilirne caratteri e durata. Sappiamo però che dopo la morte di Reni, nell’agosto 1642, dovette affrettarsi a tornare a Bologna, dove seppe avviare un fortunatissimo atelier, che rispondeva alle esigenze più avanzate del collezionismo, unendo la cifra dello stile del maestro, a una nuova bellezza che si faceva grazia, meno aulica e più leggiadra e sensitiva, una formula che diventò modello supremo per la pittura del secondo Seicento, anche grazie, dopo la sua morte, ai suoi più importanti allievi: Lorenzo Pasinelli e Flaminio Torri.

L’ultimo tragico capitolo della vita e della carriera, come narrato da Malvasia, è in linea col suo carattere sprezzante e orgoglioso, tanto da giungere alla corte del Duca di Mantova per farne il ritratto, ma fallire l’impresa riuscendo a rendersi odioso a tutti e morendo poco dopo in circostanze oscure e sospette nel convento di Sant’Eufemia a Verona, dove poté almeno avere il conforto di un suo fratello, agostiniano, fino all’ultimo soffrendo per un amore disperato.

 

INFO MOSTRA

Simone Cantarini (1612 – 1648) detto il Pesarese
a cura di Luigi Gallo, Anna Maria Ambrosini Massari e Yuri Primarosa
22.05.2025 – 12.10.2025
Inaugurazione: 22.05.2025 ore 11.00
Orari: da MA a DO: dalle 8:30 alle 19:15 (chiusura biglietteria ore 18:15); LU chiuso
Ingresso: € 12 intero; € 2 ridotto
Catalogo edito da Officina Libraria
Galleria Nazionale delle Marche
Palazzo Ducale di Urbino
Piazza Rinascimento 13, 61029 Urbino (PU)
Telefono: 0722 2760
gan-mar@cultura.gov.it
www.GNDM.it

 

TESTO : incontro con l’antropologo Tim Ingold

L’Istituto de’ Bardi di Firenze, da sempre impegnato nella valorizzazione dei saperi artigianali, avvia quest’anno una collaborazione con Testo [Come si diventa un libro], la fiera dell’editoria che si tiene alla Stazione Leopolda dal 28 febbraio al 2 marzo 2025.

Nel quadro di questa collaborazione, l’Istituto un incontro con Tim Ingold, uno dei più autorevoli antropologi contemporanei, noto per i suoi studi sulla cultura materiale e sulla relazione tra uomo e ambiente. Il suo lavoro apre nuove prospettive sul concetto di “fare” come forma di conoscenza, un tema centrale nell’antropologia della tecnica e nei processi di trasmissione del sapere artigianale. L’incontro, dal titolo Dire con le mani. Costruire il futuro tra generazioni e tradizione, si tiene sabato 1 marzo alle ore 16:00 nella Sala Ginzburg della Stazione Leopolda e vede Ingold dialogare con Andrea Staid, antropologo e docente all’Università di Genova, introdotti da Livia Frescobaldi, presidente dell’Istituto de’ Bardi.

Attorno a questo appuntamento, l’Istituto propone un intero fine settimana di incontri e laboratori che mettono al centro il valore della tecnica, dell’esperienza e della trasmissione del sapere; un’occasione per mettere in pratica il concetto di Ingold di “imparare ad imparare”.

Si parte venerdì 28 febbraio, dalle 10:00 alle 13:00, con l’apertura straordinaria del laboratorio di restauro della carta dell’Istituto per l’Arte e per il Restauro di Palazzo Spinelli. Ospitato in Palazzo Capponi, sede dell’Istituto de’ Bardi, la visita al laboratorio permette di osservare da vicino il lavoro su libri, disegni, stampe e pergamene. La relazione tra materia, gesto e memoria è fondamentale nel restauro, dove ogni intervento è un dialogo con il passato attraverso le tracce lasciate dal tempo. L’incontro offre l’occasione per scoprire come la manualità e il sapere artigianale restituiscano nuova vita agli oggetti, in un processo che prosegue il ciclo della conoscenza attraverso il fare.

Sabato 1 marzo, dalle 10:00 alle 13:00, si tiene il laboratorio Fare la festa. Tecniche, pratiche e politiche (a partire da un testo), ispirato al volume Al tempo delle feste. Etnografia del festivo in Toscana di Fabio Mugnaini. L’incontro esplora il ruolo della festa come momento di costruzione culturale e identitaria attraverso immagini, suoni ed esperienze, con la partecipazione degli antropologi Francesco Zanotelli (Università di Firenze), Fabio Mugnaini (Università di Siena) Dario Nardini (Università di Padova). Le feste, nelle loro molteplici forme, sono momenti di costruzione collettiva che intrecciano pratiche, saperi e significati. L’incontro ne analizza il valore come esperienza vissuta, unendo prospettive antropologiche e pratiche sensoriali, in un’indagine che, al pensiero di Ingold sulla trasmissione culturale e la costruzione della realtà attraverso l’azione, affianca – e aggiunge – l’attenzione alla relazione dialettica tra le feste e le politiche dell’identità e del patrimonio culturale.

L’evento è patrocinato dal Dipartimento di Storia, Archeologia, Geografia, Arti e Spettacolo (SAGAS) dell’Università di Firenze.

Sempre sabato 1 marzo, dalle 15:00 alle 18:00, Giotto Scaramelli e i maestri del Podere Beccacivetta guidano un laboratorio di cesteria, un’arte antica che Tim Ingold approfondisce nel suo saggio Ecologia della cultura, sottolineandone il valore cognitivo e formativo. Attraverso il contatto diretto con i materiali e il gesto dell’intreccio, i partecipanti sperimentano la relazione tra tecnica e pensiero in un processo di apprendimento, manuale e sensoriale, che valorizza il metodo col quale è stato realizzato, più che il prodotto finale.

L’ultima giornata di incontri, domenica 2 marzo, è dedicata alla valorizzazione delle foglie di Posidonia oceanica spiaggiata, una pianta marina protetta, fonte di ossigeno e di sequestro di CO2, che da scarto naturale può diventare materia prima per la produzione di carta per packaging di alta gamma e disegno artistico. L’evento, che si tiene dalle 15:00 alle 18:00, vede la partecipazione dell’ingegnere Camillo Palermo, del biologo marino Giovanni Raimondi e del professor Francesco Cinelli, con una dimostrazione dal vivo della realizzazione della carta Posidonia a cura della maestra cartaia fiorentina Lea Bilanci. Dare nuova vita a un materiale naturale, trasformandolo in una risorsa, è un processo che unisce sensibilità ecologica e competenze artigianali. Proprio come Ingold riflette sull’importanza dell’apprendimento attraverso il contatto diretto con la materia, questo incontro mostra come la Posidonia spiaggiata possa diventare carta pregiata, in un processo che esalta la relazione tra ambiente, sapere e tecnica.

Per partecipare a Testo, è possibile acquistare il biglietto sul sito testo.pittimmagine.com oppure direttamente all’ingresso della manifestazione. La prenotazione per l’incontro con Ingold è riservata ai visitatori muniti di biglietto di ingresso per la fiera.

Tutti gli incontri nella sede dell’Istituto de’ Bardi, invece, sono gratuiti, ad eccezione del laboratorio di cesteria, per il quale è richiesta una quota di partecipazione (35 euro a persona). La prenotazione è obbligatoria per tutti gli eventi e può essere effettuata scrivendo a segreteria@istitutodebardi.org o chiamando il 338 8357799.

 

 

Informazioni

Istituto de’ Bardi

Palazzo Capponi, via de’ Michelozzi 2, Firenze

segreteria@istitutodebardi.org | www.istitutodebardi.org

 

Ufficio stampa

Davis & Co.

Caterina Briganti 055 2347273 | 340 9193358

info@davisandco.it | www.davisandco.it

 

Ritradurre e liberare i classici

Tre laboratori imperdibili più una gara di traduzione

Il primo sarà il 28 febbraio, ore 16:00: Ritradurre (e liberare) i classici con Daniel Russo (Blackie Edizioni). Stesso giorno, ma alle ore 19:00, è in programma Fare libri, tradurre libri: breve storia di Prehistorica con Gianmaria Finardi. Il 1° marzo, alle ore, si svolgerà un laboratorio che è soprattutto una sfida: Orgoglio e pregiudizio: dall’inizio alla fine, per i 250 anni dalla nascita di Jane Austen, gara di traduzione di incipit e finale del suo romanzo più celebre. Con Liliana Rampello, Stella Sacchini e Beatrice Masini. Gran finale, il 2 marzo ore 14:00, Lettera aperta: tradurre Rafael Cadenas con Laura Pugno, Giulio Mozzi (Einaudi).

 

Tracey Emin. Sex and Solitude

CONFERENZA STAMPA ALLA PRESENZA DELL’ARTISTA:
Giovedì 13 marzo, ore 11,30 Palazzo Strozzi, Firenze
Si prega di accreditarsi: l.rinaldi@palazzostrozzi

 Dal 16 marzo al 20 luglio 2025 Palazzo Strozzi presenta Tracey Emin. Sex and Solitude, la più grande mostra mai realizzata in Italia dedicata a una delle artiste britanniche più famose e influenti del panorama contemporaneo.

Curata da Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, l’esposizione indaga la poliedrica attività di Emin che spazia tra pittura, disegno, video, fotografia e scultura, sperimentando tecniche e materiali come il ricamo, il bronzo e il neon. Il titolo fa riferimento a due parole chiave, sesso e solitudine, che permeano le oltre 60 opere di un percorso che attraversa diversi momenti della carriera di Tracey Emin, dagli anni Novanta a oggi, in un intenso viaggio sui temi del corpo e del desiderio, dell’amore e del sacrificio. Molte delle opere sono presentate in Italia per la prima volta, assieme a nuove produzioni, in diversi media, realizzate in occasione dell’esposizione.

Celebre per un approccio diretto e crudo nella sua arte, Tracey Emin dà vita a opere in cui momenti intimi e privati si trasformano in metafore esistenziali che riflettono sulla sessualità o la malattia, sulla solitudine o l’amore. Attraverso una ricerca onesta e fortemente autobiografica, Emin traduce esperienze personali in opere intense e potenti, in cui il linguaggio diretto ed esplicito delle sue celebri frasi al neon si unisce alla forte materialità dei suoi dipinti e delle sue sculture.

Tracey Emin. Sex and Solitude è promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi. Sostenitori pubblici: Comune di Firenze, Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Camera di Commercio di Firenze. Sostenitori privati: Fondazione CR Firenze, Intesa Sanpaolo, Fondazione Hillary Merkus Recordati, Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi.

Main Sponsor: Gucci.

 

BIOGRAFIA

 

Tracey Emin

è nata nel 1963 a Croydon, Londra, ed è cresciuta nella città costiera di Margate. Nell’arco della sua carriera ha sviluppato una pratica artistica che spazia tra disegno, pittura, arazzi, ricami, film, sculture in bronzo e installazioni al neon. L’artista trae ispirazione dalla propria vita, facendo riferimento a esperienze profondamente intime: dalla sua storia sessuale agli abusi subiti, dall’aborto alle relazioni affettive, fino, più recentemente, al cancro e alle sfide legate alla sua salute.

Nel 1999 ha attirato enorme attenzione mediatica quando è stata candidata al Turner Prize e ha esposto My Bed alla Tate Gallery di Londra. L’opera, realizzata l’anno precedente durante un periodo di forte instabilità emotiva, mostra il letto sfatto dell’artista circondato da oggetti personali e altri resti, come preservativi, biancheria macchiata di sangue, bottiglie di alcol vuote e mozziconi di sigaretta.

Da quel momento la carriera di Emin ha conosciuto una crescita costante: nel 2007 ha rappresentato il Regno Unito alla 52. Biennale di Venezia e nel 2011 è stata nominata Professore di Disegno presso la Royal Academy, diventando una delle due prime donne a ricoprire questo ruolo nella storia dell’istituzione.

Oggi Emin è ampiamente riconosciuta a livello istituzionale. Recentemente ha inaugurato a Margate i Tracey Karima Emin (TKE) Studios, uno spazio professionale per artisti interamente da lei sovvenzionato, che include anche la Tracey Emin Artist Residency (TEAR), una residenza artistica gratuita in studio.

Nel 2024 è stata insignita del titolo di “Dame” nell’ambito dei premi conferiti in occasione del compleanno del re, come riconoscimento del suo contributo all’arte.

 

Ufficio stampa   

Lavinia Rinaldi, l.rinaldi@palazzostrozzi.org

Manuela Gressani, manuela@suttoncomms.com / Elise Hammond elise@suttoncomms.com